Promosso dalla biblioteca civica in sinergia con la Commissione Pari Opportunità e inserita all’interno del Salone Off di Torino, la presentazione ha riaperto una pagina rimossa della storia italiana.

di Giada Rapa
Il sesto appuntamento del ciclo Pensare con le Storie, promosso dalla Biblioteca Civica “Jella Lepman” e inserito nel circuito del Salone Off di Torino, ha assunto un significato particolare. Non solo per la sinergia con la Commissione Pari Opportunità, ma perché – come ha ricordato il bibliotecario Paolo Rocco aprendo l’incontro – “le storie servono a riportare alla luce una pagina significativa della nostra storia”. E mai come in questa occasione – anche in relazione alla Giornata Internazionale contro Omofobia, Bifobia e Transfobia – le storie hanno avuto il compito di rompere un silenzio lungo decenni.
Protagonista dell’incontro è stato Luca Starita, autore di Indifesi sotto la notte, un saggio che intreccia con rara sensibilità le narrazioni letterarie di autori e autrici sieropositivi – spesso dimenticati e inascoltati – con la ricostruzione della diffusione dell’AIDS in Italia negli anni ’80 e ’90. Un periodo in cui la maggior parte dei contagi avveniva tra tossicodipendenti, ma in cui la comunicazione pubblica ha scelto di trasformare l’AIDS in un marchio morale, attribuendolo agli omosessuali. Una scelta culturale e politica che ha contribuito a creare stigma, paura e isolamento. “Perché la tossicodipendenza è responsabilità sociale” ha spiegato l’autore.
A dialogare con l’autore è stata la presidente della CPO Erica Santoro, che ha definito il libro “intenso e necessario”, ricordando l’alone viola delle campagne televisive degli anni ’80 e la paura che ha segnato un’intera generazione. Tra il pubblico erano presenti anche esponenti dell’associazione Arcobaleno AIDS, segno di un interesse diffuso verso una storia che continua a interrogare il presente. Molti gli spunti emersi: dalla ghettizzazione degli omosessuali alla mancanza di educazione sessuale nelle scuole, dalla disinformazione degli anni ’80 al ruolo dei social oggi, fino alla distinzione – spesso ignorata – tra HIV e AIDS. Starita ha anche ricordato che, se in Europa la malattia è stata “storicizzata”, nel mondo continua a essere una realtà drammatica. E mentre le malattie sessualmente trasmissibili tornano ad aumentare, la disinformazione corre veloce. “Mi sono chiesto cosa sarebbe successo negli anni ’80 se ci fossero stati i social” ha osservato. Tra i temi toccati, anche la necessità di riappropriarsi della responsabilità educativa – fortemente evidenziata da Santoro– e della necessità di tornare a parlare di educazione sessuale non solo a scuola, ma soprattutto in famiglia.
L’incontro si è concluso con un invito condiviso: non lasciare che questo periodo della storia del nostro paese venga nuovamente rimosso. Perché, come ha detto Rocco leggendo un estratto del libro, “ricordare significa riportare alla luce altre possibilità di vita”.

