Autore di un libro dedicato al santo torinese, il giornalista Luca Rolandi ha dialogato con Mara Milanesio e Vittorio Mosca trattando anche tematiche molto attuali.

di Giada Rapa
Secondo appuntamento del Consiglio Pastorale di Borgaro e Caselle dedicato ai temi della fede e dell’impegno civile, con l’obiettivo di intercettare non solo chi frequenta abitualmente la comunità, ma anche chi vi si avvicina più sporadicamente. Dopo l’incontro del mese scorso sul referendum, questa volta l’attenzione si è spostata sulla figura di Pier Giorgio Frassati, grazie alla mostra di Azione Cattolica ospitata presso la Chiesa dei Battuti e all’intervento del giornalista Luca Rolandi, autore del libro “Pier Giorgo Frassati e la Politica”.
Una serata intensa ma dal tono vivace, come sottolineato dallo stesso Rolandi, che ha scelto di esordire partendo dal contesto storico da cui proveniva il giovane, ovvero quello della Torino degli anni Dieci e Venti dello scorso secolo. Un periodo segnato da trasformazioni profonde: la Prima Guerra Mondiale, il Biennio Rosso, l’ascesa del fascismo. Un contesto che permette di comprendere meglio il percorso di un giovane cresciuto in una famiglia agiata ma non particolarmente religiosa – “un ambiente quasi ovattato”, come evidenziato durante la serata – e che ha trovato nella carità e nella formazione spirituale la propria strada. Decisivi gli incontri con figure come padre Lombardi e l’esperienza nella Conferenza di San Vincenzo, dove Frassati imparò a “rendere ragione della propria fede attraverso le opere”. Da qui anche la nascita il suo impegno politico nel Partito Popolare Italiano, vissuto non come ambizione personale, ma come responsabilità civile. Rolandi ha confermato la sua opposizione alla violenza fascista e la virtù della fortezza, che lo ha portato a difendere con coraggio i simboli cattolici e la libertà democratica.
Attraverso le suggestioni di Mara Milanesio – che ha anche letto alcuni estratti del libro – e di Vittorio Mosca, Rolandi ha sottolineato come Frassati sia considerato l’ultimo dei “santi sociali” torinesi, ma anche il più vicino ai giovani contemporanei. Papa Francesco lo ha indicato come modello per la Giornata Mondiale della Gioventù, sottolineando la sua frase più celebre: “Bisogna vivere, non vivacchiare”. Una “sana inquietudine” che, secondo l’autore, appartiene anche ai ragazzi di oggi, spesso in cerca di senso e punti di riferimento credibili. Il dibattito si è poi allargato alle sfide attuali: la crisi della formazione politica, la paura del futuro che colpisce le nuove generazioni, il tema dell’ambiente come questione di giustizia sociale. “Non possiamo parlare dei giovani senza ascoltarli”, è stato il monito, rimarcando la necessità di adulti che sappiano essere maestri credibili.
La serata si è conclusa con domande e interventi del pubblico, toccando temi come l’epistolario di Frassati, il rapporto con figure come Gobetti e Gramsci, e il ruolo dei cattolici nell’avvento del fascismo. È emerso anche il legame tra Frassati e il Concilio Vaticano II: molti lo considerano un precursore, per la sua visione di corresponsabilità laicale e per il suo modo di vivere il Vangelo nel mondo.
Durante l’incontro, Milanesio ha anche ricordato che presso la Chiesa di Santa Maria in Piazza, a Torino, è ora possibile visitare la mostra multimediale permanente dedicata alla vita di Pier Giorgio Frassati, ipotizzando di organizzare visite con i ragazzi e le ragazze del catechismo. Un modo per continuare a far conoscere un giovane che, a cent’anni dalla morte, riesce ancora a parlare con forza al presente.

