“Non esiste diritto né cittadinanza se non c’è lotta alla criminalità organizzata”


1Con questa frase del giornalista Andrea Gianbartolomei è iniziata la serata sulla legalità organizzata dal CIM di Mappano con la testimonianza di Maria Josè Fava e Davide Mattiello

di Giada Rapa

Mappano – Dopo la serata sulla legalità svoltasi a febbraio presso Sala Cervi a Caselle, il tema delle mafie arriva a Mappano con l’incontro Liberi da tutte le mafie tenutosi nella Sala Lea Garofalo del CIM e promosso da Aegis, Anpi, Libera e Parole&Musica Onlus. Ospiti della serata Maria Josè Fava, referente regionale di Libera Piemonte e il parlamentare Davide Mattiello, membro della Commissione d’Inchiesta sul fenomeno delle mafie. Entrambi hanno portato la loro esperienza sul tema della legalità correlato alla politica.

“La prima cosa che chiediamo alle amministrazioni è una classe politica seria, che abbia il coraggio di fare scelte anche difficili e che non scenda a patti. Perché così come i soldi, noi diciamo che anche i voti non hanno odore” ha esordito Fava nel suo intervento, sottolineando l’importanza di prendere coscienza del problema. “Non chiamare per nome il fenomeno della mafia è un modo per rimuovere il problema. È invece importante chiamare le cose con il proprio nome, non per creare allarmismo o per generalizzare, ma per capire come agire. Quest’anno come Libera abbiamo studiato i programmi elettorali dei candidati sindaci a Torino in tema di lotta alla mafia, trasparenza e sicurezza. Su 17 soltanto uno, Piero Fassino, ha affrontato il problema nel 22° punto del suo programma. Il tema della trasparenza è invece stato affrontato in modo più approfondito dalla Appendino. Un risultato che dimostra come il fenomeno continua a essere sottovalutato e quasi rimosso dalla memoria” ha concluso la referente di Libera.

Mattiello ha invece parlato di ciò che cerca di fare la Commissione Parlamentare Antimafia. “Sulla scia della Legge Severino stiamo cercando di fissare regole che rendano più fitte le maglie del setaccio attraverso le quali devono passare coloro che vogliono fare politica e che una volta eletti vogliono restarci. Più le maglie si infittiscono, più si ha la certezza che passino solo persone per bene, ma tutto questo non basta, poiché esistono personaggi incensurati che sono mafiosi fatti e finiti. Come si può arginare questo fenomeno dal momento che l’onestà non si può imporre per legge? Un primo filtro è l’autocertificazione di non avere pendenze giudiziarie, che dovrebbe essere verificata in 48 ore dalle Commissioni Elettorali. Ma in così poco tempo non è possibile farlo, dal momento che nel 2016 abbiamo i casellari giudiziari che non parlano tra di loro e non esiste un’anagrafe digitalizzata dei candidati. Occorre dare risposte forti alla cultura politica che vogliamo fare sul territorio. Se le risposte sono timide e contraddittorie è fatale” ha commentato il deputato.


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