Mappano: il tortuoso percorso che ha portato le donne al voto spiegato dal professor Bertotto


L’incontro, organizzato dall’ANPI Caselle – Mappano Sezione “Santina Gregoris”, ha voluto offrire un momento di riflessione su uno dei diritti acquisiti. Per ricordare che devono sempre essere tutelati e non dati per scontati.

di Giada Rapa

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Quali sono state le tappe che – non senza una certa fatica – hanno portato all’estensione del diritto di voto anche alle donne? A questa domanda, indagando sui fattori di un processo che si è sviluppato in circa un secolo, è stato il professor Silvio Bertotto nell’ambito di una serata organizzata dall’ANPI Caselle – Mappano Sezione “Santina Gregoris”, tenutasi presso la sala Lea Garofalo del comune di Mappano.

“Un appuntamento – ha ricordato la presidente ANPI Giusy Chieregatti – che riprende il filone degli incontri proposti lo scorso anno in occasione dell’80esimo della Resistenza, e che si unisce al programma di manifestazioni che verrà proposto nel 2025 in occasione dell’80esimo della Liberazione. La tematica scelta, inoltre, è stata anche motivata dal fatto che marzo è il mese dedicato alla Giornata Internazionale per i Diritti della Donna. Un’occasione per riflettere su un diritto acquisito che non deve mai essere dato per scontato”. Intervenuto anche il sindaco Francesco Grassi, che ha sottolineato l’alta percentuale di donne nel consiglio comunale mappanese – circa il 50% – definendo le componenti femminili “una ricchezza”.

La serata è iniziata con la citazione, da parte di Bertotto, della giornalista Anna Garofalo, che dopo la liberazione di Roma si è occupata di una trasmissione radiofonica, “Parole di Donna” nella quale venivano affrontati temi “inconsueti e all’avanguardia” come la condizione femminile, la prostituzione, il divorzio – ancora tabù – il valore della verginità e tanto altro. Garofalo è stata una delle prime a descrivere l’atmosfera davanti ai seggi nel 2 giugno 1946, quando il suffragio universale è stato esteso anche alle donne: un misto di allegria e timore ben rappresentato nel film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.

Successivamente si è passati all’excursus vero e proprio che ha portato al suffragio universale, partendo dalla data del 4 marzo 1848, quando Carlo Alberto ha concesso lo Statuto Albertino. “All’epoca le donne non erano esplicitamente escluse dal diritto di voto – esteso comunque a una ristretta cerchia di persone in possesso di determinati requisiti – perché implicitamente si riteneva che competesse ai soli uomini”. E  solo a seguito dell’Unità d’Italia che si inizia a parlare di voto femminile, in particolare grazie a gruppi di donne lombarde e toscane che, prima dell’unificazione, godeva del diritto di voto amministrativo, anche se non di quello politico. Nel 1863 il fiorentino Ubaldino Peruzzi presenta un disegno di legge raccogliendo le istanze delle donne lombarde, senza successo. Anzi, due anni dopo la Legge Lanza sull’Unificazione Amministrativa verrà approvata con divieto scritto di elettorato sia attivo che passivo per le donne.

Da qui, a fase alterne, il tema del voto alle donne verrà ripreso in più occasioni, sempre respinto perché considerato “non opportuno” e relegando le donne a un ruolo di cura della casa e della prole. A seguito del conflitto mondiale, però, la condizione femminile cambia: le donne subentrano nel lavoro nei campi, nelle fabbriche e negli uffici. Per la prima volta si vedono donne postino e donne che guidano il tram, mettendo in crisi il sistema della famiglia patriarcale. Nel novembre 1919, a seguito delle elezioni politiche, il tema del suffragio femminile torna a riproporsi. I tempi sembrano maturi e viene presentato un  disegno di legge  per estendere il diritto di voto alle donne – ad eccezione delle prostitute – ma non arriverà mai in Senato a causa dell’interruzione della legislatura. Solo nel 1925 si avrà la prima legge sul voto femminile, riguardante però il solo voto amministrativo.  Nel secondo conflitto mondiale le donne ricoprivano nuovamente un ruolo fondamentale ed è per questo che nel 1944, a guerra non ancora conclusa, alcune componenti del Movimento Femminile inviano una nota al capo del Governo Bonomi per chiedere l’estensione del voto. A quasi un secolo dalla promulgazione dello Statuto Albertino, le donne otterranno il diritto di voto – inizialmente escludendo le prostitute che non esercitavano all’interno delle Case Chiuse – con il Decreto Togliatti – De Gasperi del 30 gennaio 1945.

In ultimo, Bertotto ha parlato delle prime due donne in Italia che hanno assunto la carica di sindaco nel 1946: Ada Natali, primo cittadino per 13 anni del comune di Massa Fermana e Ninetta Bartoli, per 12 anni in quello di Borutta. “Una storia tutt’altro che lineare, fatta di ipocrisie e di ambiguità” ha commentato lo storico. “Il diritto di voto è stato un punto di arrivo, ma anche di partenza per la conquista di nuovi diritti”.


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