A guidare il pubblico alla scoperta dello sviluppo e della simbologia dell’opera, il frate dell’ordine francescano Padre Beppe Giunti.

di Giada Rapa
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Una serata intensa e fuori dagli schemi, quella proposta a Mappano in occasione della proclamazione del 4 ottobre come Festa nazionale dedicata alla pace e all’interculturalità. Venerdì 3 ottobre alle ore 21 presso la Sala Lea Garofalo, si è infatti tenuto un appuntamento di riflessione sulla figura di San Francesco d’Assisi e sul suo celebre Cantico delle Creature. A guidare il pubblico, fra parole e musica, è stato il frate Beppe Giunti – dell’ordine francescano – mentre il sindaco Francesco Grassi ha aperto l’incontro augurando che potesse essere “pane per lo spirito” per tutti i presenti.
Il cuore della riflessione è stato il Cantico di Frate Sole, non solo come poesia, ma come canto originario – non a casa la serata è iniziata con l’opera musicale di Angelo Branduardi – tramandato dal Codice 338 della Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi. Composto nel 1225, in un momento di profonda sofferenza fisica e interiore, il Cantico nasce mentre Francesco è ospite delle clarisse a San Damiano, malato e quasi cieco. In quella fragilità estrema, trova la forza di dettare parole che ancora oggi risuonano con forza: un invito a vivere il presente, ad accogliere la realtà nella sua interezza. “Il Cantico è un testo globale – ha spiegato frate Giunti – “che abbraccia la natura, le relazioni umane e persino la morte, definita sorella misteriosa che ci accompagna oltre il visibile”. In un passaggio particolarmente toccante, viene ricordata”. Ricordata la strofa del perdono, inserita al fine di riconciliare anche le autorità in conflitto – in questo caso il sindaco e il vescovo di Assisi – riportandole alla loro comune umanità. San Francesco propone una visione rovesciata rispetto alla cultura dominante: non possesso, dominio o consumo, ma rispetto, reciprocità e responsabilità. “Non sei proprietario degli elementi”, ricorda il Cantico, e questa consapevolezza risuona anche negli ambienti non credenti, come monito ecologico e civile. “Se si tradisce la creazione, essa presenterà il conto”.
In un tempo in cui la crisi climatica viene ancora negata da alcuni capi di governo, il messaggio francescano torna urgente: non siamo onnipotenti né eterni, e solo accettando il limite possiamo ritrovare il senso del vivere. San Francesco non fugge la realtà, la affronta a occhi aperti, con coraggio e con la parola chiave che ha chiuso la serata: cura.

