Bruno Caccia: a 33 anni dalla sua morte si attende ancora di conoscere la verità


TORINO – Era il 26 giugno 1983 quando in via Sommacampagna, Circoscrizione 8, veniva ucciso dalla ‘ndrangheta il procuratore capo del Tribunale di Torino. Tra qualche giorno a Milano si apre il processo verso Rocco Schirripa, il presunto autore materiale dell’omicidio.

di Giovanni D’Amelio

Bruno Caccia

Bruno Caccia

Circa un mesetto fa, per la precisione il 22 maggio scorso, alcune classi della scuola primaria Roberto D’Azeglio di via Santorre di Santarosa si sono date appuntamento in via Sommacampagna, una traversa di corso Moncalieri, davanti alla lapide che ricorda il giudice Bruno Caccia, ucciso 33 anni fa proprio in quella via, dove abitava, per mano della criminalità organizzata. I bimbi del plesso, infatti, dal 2014 hanno adottato il monumento e ogni anno, prima della chiusura della scuola, si tiene un incontro pubblico per ricordare il Procuratore Capo tramite il lavoro svolto dalle classi nell’ambito del progetto Legalità promosso dall’insegnante Lucia Colucci.

Ieri, 26 giugno, si è celebrato il 33esimo anniversario della morte del magistrato, una ricorrenza che cade quasi una settimana prima dall’apertura del processo verso Rocco Schirripa, in carcere dallo scorso 22 dicembre quando fu arrestato dalla squadra mobile di Torino con l’accusa di essere l’autore materiale dell’omicidio Caccia. Il procedimento inizierà il 3 luglio davanti ai giudici della Corte d’Assise di Milano con rito ordinario. Per il delitto è già stato condannato all’ergastolo a titolo definitivo il mandante, Domenico Belfiore, ai domiciliari da alcuni mesi per motivi di salute. La speranza, come hanno più volte chiesto i figli del magistrato, è che finalmente dopo tanti anni si arrivi a capire i risvolti di questa uccisione, il primo omicidio di mafia nel nord Italia.


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