LA RIFLESSIONE/2 – Con il progetto Zoom a Torino si riparla del Parco Michelotti


L’ex zoo prevede investimenti per venti milioni e 100 nuovi posti di lavoro per l’area di corso Casale. Ma c’è un comitato di cittadini che si oppone a questo piano.

di Marco Bani

1Il parco, che dal 1955 al 1987 ospitò lo zoo cittadino, versa in stato d’abbandono. Il Comune di Torino non avendo le disponibilità economiche per una riqualificazione dell’area verde ha indetto un bando di gara per la concessione trentennale a chi avesse presentato la migliore proposta. L’unica offerta pervenuta qualche mese negli appositi uffici comunali è stata quella formalizzata da Zoom Torino spa, società che gestisce l’omonimo bioparco di Cumiana, che quindi si è aggiudicata il diritto di concessione per  un canone annuo di 60 mila euro, più 180 mila euro per la manutenzione del verde pubblico. Per mettere a posto il parco sono inoltre previsti investimenti per 20 milioni di euro e s’ipotizzano circa 100 nuovi posti di lavoro. “Le stime – ha spiegato Gian Luigi Casetta, amministratore delegato di Zoom, sono di circa 300 mila visite l’anno che dovrebbero creare un incremento dell’indotto turistico cittadino in grado di ricollocare l’area come punto di attrazione, salvaguardando il rispetto del rapporto con il fiume, con l’ambiente, con la storia e con la cittadinanza”.

Nonostante queste belle promesse, il progetto è osteggiato da molteplici associazioni animaliste, parecchie delle quali aderenti al Comitato No Zoom Torino, che sono contro l’idea di creare un parco zoologico su quell’area. Oltre a ragioni strettamente animaliste ed ambientaliste, il fronte del No contesta anche l’idea di lasciare lo spazio pubblico per 30 anni nelle mani dei privati e che gli stessi non mostrano garanzie economiche sufficienti per l’investimento previsto, con il rischio di lasciare l’opera incompiuta. Opinioni, queste, respinte dai gestori del bioparco di Cumiana, che ripetono che quello di Torino non sarà uno zoo.

ALLORA COSA VEDREMO AL PARCO MICHELOTTI? – Il progetto prevede la creazione di due aree, una all’aperto Children Farm e una Biosfera all’interno dei fabbricati esistenti. La prima sarà una Fattoria didattica dei mondi, saranno ricreati i paesaggi Inca, un villaggio del sud-est asiatico, una cascina europea e un recinto di pietre africano, con gli animali domestici dei vari continenti, raccontando l’ambiente della fattoria. La Biosfera sarà la raccolta della fauna e la flora della foresta amazzonica; sono una zona indoor composta di due aree una dedicata a Marco Polo e l’altra all’Amazzonia con habitat esotici ricostruiti in un ambiente coperto e climatizzato. La casa delle farfalle, alloggiata nell’ex area delle giraffe, comprenderà oltre 500 insetti provenienti dalle regioni tropicali del sud-est asiatico. Sarà un rigoglioso giardino dove i visitatori potranno muoversi, tra cascate e spiagge di sabbia, e dove splendide farfalle voleranno libere. Altro ambiente interno sarà la ricreazione dell’ecosistema del Rio delle Amazzoni, collocato nell’ex-rettilario, che ospiterà coccodrilli, uccelli, serpenti, anfibi e invertebrati della più ampia foresta mondiale arricchita con ambientazioni scenografiche e specie botaniche. Sono previste anche aree ad accesso libero a disposizione della cittadinanza che evidenziano il peculiare rapporto tra il fiume e la città. Tutto questo dovrebbe essere terminato a breve, infatti, il 2017 è l’anno in cui si prevede la riapertura del parco, attendiamo gli eventi.


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Giovanni D'Amelio