“Per combattere le mafie dobbiamo essere sentinelle del nostro territorio”


3Mappano – Nella serata di ieri, il giornalista Paolo De Chiara ha presentato al CIM il suo libro sulla storia di Lea Garofalo. “La mafia si basa sulla paura e sui legami politici. Sta a noi decidere che cosa fare”.

di Giada Rapa

Lea Garofalo è stata una testimone di giustizia dal 2002 al 2009, anno in cui è stata brutalmente assassinata dall’ndrangheta. “Lea è stata una donna che non ha voluto sottomettersi alla paura, che ha avuto il coraggio di non abbassare la testa. Per certi versi ha avuto una storia simile a quella di Peppino Impastato” ha esordito il giornalista Paolo De Chiara, che nella serata di ieri, giovedì 19 maggio, ha presentato presso la biblioteca del CIM di piazza Don Amerano il libro “Il coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò l’ndrangheta”.

E la storia di Lea diventa lo spunto di partenza per un discorso più ampio e complesso su ‘ndrangheta, camorra e mafia in generale. “Dobbiamo smettere di pensare che la mafia non ci tocchi, che esistano regioni immuni da questo male. Dobbiamo aprire gli occhi e soprattutto usare le parole giuste. Chi fa accordi con queste persone è un mafioso lui stesso. Allo stesso modo dobbiamo iniziare a eliminare la parola eroe. Lea Garofalo non era un’eroina. Peppino Impastato non era un eroe, così come non lo erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Erano solo cittadini con la C maiuscola che hanno deciso di non voltare la testa dall’altra parte”.

Ma il problema principale, sostiene De Chiara, è che siamo bravi a commemorare, ma non a ricordare davvero, poiché la nostra memoria è troppo corta e paragonabile a quella “dei pesciolini rossi”. “Sta a noi decidere che cosa fare, dobbiamo diventare le sentinelle del nostro territorio, dobbiamo vivere nel rispetto delle regole. Le brave persone devono iniziare a coalizzarsi tra loro per far capire che non devono essere loro ad avere paura. La mafia è forte perché si basa proprio sulla paura e sui legami politici. Ma anche se può sembrare, davanti a noi non c’è un mostro, ma un guappo di cartone. Ci sono voluti sei uomini per uccidere Lea Garofalo. Sei uomini contro una donna. Lea, come tanti altri, ci fa comprendere l’importanza di denunciare. Perché è arrivato il momento di smettere di combattere e mafie e di sconfiggerle una volta per tutte” ha concluso De Chiara.


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