IL PERSONAGGIO – Intervista a Aldo Buratto, Presidente dell’Ardor San Francesco


La società calcistica, nata nel 1956 per volere di don Bonetto, è guidata da quattro da un ex giocatore che ha saputo unire amore per la maglia e passione per lo sport.

di Cristiano Cravero

pag-21-aldo-buratto-con-didaSan Francesco – Una delle società dal passato glorioso del territorio Canavesano è senza ombra di dubbio l’Ardor San Francesco, società nata nel 1956 nei campi di calcio di borgata Madonna per volere dell’allora parroco don Bonetto. Molti anni sono passati da quel giorno e oggi uno dei giocatori di quella gloriosa squadra è divenuto presidente: Aldo Buratto.

Buratto Come è nata la sua passione per il calcio? Fin da bambino, quando adolescente iniziai a frequentare gli oratori di Ciriè. Allora ero un discreto portiere e da lì a poco iniziai a giocare in molte squadre del canavese. Nel 1964 inizia il mio rapporto calcistico con l’Ardor: è un matrimonio calcistico che dura per ben sette stagioni fino al 1971. Cercai nuovi stimoli in altre formazioni e campionati, ma come si dice l’amore per una squadra non finisce mai , per cui restai in ottimi rapporti con la dirigenza di allora e in particolare con don Bonetto che considero ancor oggi il papà di tutta l’Ardor e di molti di noi che cresciuti siamo entrati nei ranghi societari. Il mio arrivo in dirigenza inizia con l’allora Presidente Papandrea. Poi quattro anni orsono mi è stato proposto di fare il Presidente e ho accetta di tutto punto perché considero l’Ardor come una parte fondamentale della mia vita.

Quanto conta la scuola calcio per la vostra realtà? Moltissimo perché ci permette di portare avanti un lavoro con ragazzi che dall’età di 6 anni iniziano ad avvicinarsi al mondo del pallone, ma sempre con lo spirito di divertimento che deve contraddistinguere le loro categorie. Poi salendo di rango lo spirito agonistico diventa più forte, ma deve comunque restare dentro i terreni di gioco. La nostra realtà conta circa una quarantina tra dirigenti tecnici ed accompagnatori, ma una cosa ci tengo a precisare: nessuno di noi riceve un euro di compenso, tutto è fatto per il piacere di fare sport.

Quali sono le aspettative per la stagione in corso? Tentare la salita in Prima Categoria. Abbiamo iniziato bene perché in questa stagione i risultati non mancano e siamo ben piazzati in campionato. Sappiamo che non sarà facile, ma l’amalgama della formazione è buona e speriamo in una promozione. In tutta franchezza oltre la Prima Categoria per la realtà come la nostra sarebbe un dispendio economico che non riusciremmo a sopportare.

C’è in particolar modo qualcuno a cui vuole dire un grande grazie? Si sicuramente a don Bonetto il nostro ispiratore, ma in particolar modo a tutti i miei collaboratori, ai dirigenti e accompagnatori perché senza di loro la nostra realtà calcistica non avrebbe senso.

 


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