MONDO ANIMALE – La filariosi cardiopolmonare


Rubrica domenicale dedicata ai nostri amici cani e gatti. A curarla e a dare consigli utili una dottoressa veterinaria che opera nel settore.

di Arianna Cannella

Ogni proprietario di cane sa che il periodo primaverile-estivo porta con sé alcuni oneri e doveri nei confronti del proprio amico a quattro zampe. Uno di questi compiti è la prevenzione nei confronti di una patologia molto grave che prende il nome di filariosi cardiopolmonare. A carattere prettamente stagionale, la filariosi è legata alla presenza dei  vettori costituiti dalle femmine delle zanzare dei  generi  Anopheles , Culex, Aedes, che effettuano il pasto di sangue ai fini dell’ovodeposizione  in zone ad elevata umidità (presso corsi d’acqua o su margini erbosi umidi o in luoghi secchi che saranno riempiti da acqua piovana o marina). La zanzara infestata punge l’ospite trasmettendogli in questa maniera le larve L3 di Dirofilaria, che si erano sviluppate al nel suo organismo dallo stadio di microfilaria. Le L3, trasmesse dall’insetto tramite la puntura cutanea, si diffondono, nel caso di Dirofilaria Immitis, nel sottocute dell’ospite e migrano fino al torrente circolatorio per localizzarsi nelle arterie polmonari e nei vasi adiacenti, più raramente a livello del cuore destro.

Le larve a livello polmonare maturano, diventano adulte e rilasciano le microfilarie nel torrente circolatorio dove possono venire nuovamente assunte dalla zanzara in seguito a nuova puntura. Si possono riscontrare raramente delle filarie di D. Immitis anche a livello oculare, cerebrale, renale ed aortico, in seguito a localizzazione aberranti. Nel cane, le filarie adulte, possono sopravvivere per 7 anni. Nel caso di D. Repens, altra specie di Dirofilaria, la larva diffonde nel sottocute dell’ospite dove può vivere per anni, formando talvolta noduli che possono contenere delle micro o macrofilarie. Nel cane l’infestazione da D. Immitis ha in genere, un decorso cronico, con insorgenza dei segni clinici dopo anni da quando è avvenuta la trasmissione da parte della zanzara; questi segni comprendono tosse, dispnea, debolezza, la sindrome da scarso rendimento atletico, sincope. Segni acuti si possono riscontrare in caso di tromboembolismo dovuto a morte improvvisa dei parassiti; in questo caso i segni tipici sono dispnea acuta, emottisi, morte improvvisa. In alcuni soggetti, soprattutto cani di piccola taglia, le filarie adulte possono passare dalle arterie polmonari alle camere cardiache destre con conseguente innalzamento pressorio che può indurre alla cosiddetta “sindrome della vena cava”, una condizione clinica i cui sintomi sono legati all’insufficienza cardiaca destra (ascite, congestione epatica, dispnea, emoglobinuria..).

LA FILARIOSI NEI GATTI – Il gatto è un ospite suscettibile all’infestazione anche se più resistente rispetto al cane, si stima infatti che la concentrazione di gatti colpiti sia all’incirca di 1 su 10 rispetto al cane. Solitamente asintomatici, talvolta alcuni gatti possono presentare tosse, dispnea, emottisi e spesso vomito. In alcuni pazienti l’infestazione da filaria può causare una sindrome polmonare grave, associata a letargia, anoressia, riduzione di peso, tosse e morte improvvisa. Si possono rilevare, anche se raramente, segni neurologici. Alla filariosi cardiopolmonare si associa spesso un’infezione causata da un batterio del genere Wolbanchia, microrganismo endosimbionte con la filaria stessa che causa un aggravamento dello stato patologico. La diagnosi di filariosi cardiopolmonare si effettua tramite test ematologici ambulatoriali o esami di laboratorio che permettono di riscontrare la presenza delle microfilarie nel torrente circolatorio o dei loro antigeni. Nel gatto in particolare, la ricerca degli antigeni può dare origine a dei falsi negativi in quanto può esser affetto da una “filariosi occulta”, in quanto possono esser presenti parassiti di un solo sesso (solo maschi o solo femmine), o pre-adulti che non sono in grado di accoppiarsi e quindi di dare origine alle microfilarie. La conferma di infestazione si può ottenere con l’ecocardiografia, mentre all’esame radiografico si riscontrano le alterazioni arteriose e polmonari legate alla presenza dei parassiti adulti.

LA CURA – Il trattamento terapeutico, in caso di confermata infestazione da D. Immitis , è di tipo multimodale in quanto mira sia ad uccidere i parassiti adulti che a prevenire l’insorgenza di trombi costituiti dai vermi morti. Alla terapia adulticida e antitrombotica si associa spesso a quella antibiotica specifica per Wolbanchia. La strategia preventiva è uno degli aspetti più importanti della chemioterapia della filariosi cardiopolmonare; questa prevede la somministrazione di farmaci che hanno lo scopo di eliminare le microfilarie che le zanzare che possono pungere il cane o il gatto.


Commenti

commenti

Giovanni D'Amelio