Treblinka: la canzone del casellese Massimo Ferrarini per ricordare l’Olocausto


Pubblicata in anteprima durante la Giornata della Memoria, il brano ha subito riscosso un inatteso successo sui social. Un piccolo gesto personale, per arrestare la “macchia scura del negazionismo”.

Immagine di Roberto Rossino

E’ uscito il numero di gennaio 2021 di SullaScia.net LEGGI IL GIORNALE / SCARICA IL GIORNALE

di Giada Rapa

“Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare una grande differenza, anche attraverso l’arte e la creatività. Il fine è arrestare la macchia scura del negazionismo davanti alle evidenze della storia, lasciando spazio a una identità, la nostra, fatta unicamente di verità e di insegnamento. Perché questo è il patrimonio che lasceremo a chi ci giudicherà domani e sul quale dobbiamo tutti riflettere”. È un messaggio sicuramente intenso e che fa riflettere quello del casellese Massimo Ferrarini, veicolato attraverso la canzone Treblinka, pubblicata in anteprima il 27 gennaio, Giornata della Memoria. Un brano che ha ottenuto immediatamente un buon riscontro, definito “inatteso” dallo stesso Ferrarini, con oltre 20.000 visualizzazioni sulla pagina Facebook dell’autore e la condivisione da parte dell’ANPI sul proprio sito internet.

Ferrarini non è certo nuovo sul panorama musicale, dal momento che da circa 25 anni è autore e compositore SIAE, co-fondatore del progetto Let’s Beat! Tributo Acustico Beatles insieme ai “soci di palco” Maurizio Malano e Oscar Malusa -che in 15 anni di attività ha realizzato centinaia di concerti in Italia e all’estero. Ma anche compositore di canzoni con il nome di Bit Babols, collaborando con amici e musicisti che si sono avvicendati nella band pop/rock fondata nel 1995 e attraverso la quale Ferrarini è cresciuto musicalmente pubblicando diversi album, il più recente dei quali si intitola “Sulle Rive del POP!” ed è tuttora disponibile su tutte le principali piattaforme digitali. I lunghi mesi di lockdown hanno portato Ferrarini a riprendere in mano alcuni vecchi lavori incompiuti, ma anche a scrivere nuove canzoni, arrangiate, suonate e incise in solitudine nel suo piccolo home-studio. “Ho cercato di fermare alcuni stati d’animo legati alla profonda incertezza del periodo e non solo” racconta. “Una specie di diario di bordo, in un momento storico particolarmente difficile ed inedito per la società moderna ed evoluta che, probabilmente a torto, tutti noi consideravamo così infallibile prima di vivere la terribile esperienza di questa pandemia”. Ma Ferrarini ha anche riflettuto su diversi eventi della storia, tra cui il dramma dell’olocausto.

“Sappiamo bene che è stato già detto e scritto di tutto su questo tema e che non c’è proprio nulla da celebrare purtroppo. Io ho voluto raccontare l’inferno in terra senza smussare gli spigoli, senza rendere troppo patinate certe pagine che gridano dolore, al fine di non dimenticare. La canzone Treblinka, a tratti cruda ed esplicita, l’ho scritta pensando ai miei due figli Sara e Stefano, con l’intima speranza che in futuro possa attenderli un mondo migliore, in cui atrocità di questo tipo non abbiano a ripeterti mai più” spiega ancora Ferrarini, illustrando anche che la Bambola di cui si parla nella canzone è riferita alla figura di Kurt Hubert Franz, Capitano del Campo di Treblinka. Temutissimo dai prigionieri a causa della sua bestialità e della tendenza alle uccisioni arbitrarie, Franz ottenne questo soprannome dai deportati a causa dei lineamenti infantili ed angelici del suo volto, in netto contrasto con il suo spirito crudele e sadico.

Chi fosse interessato ad ascoltare la canzone, potrà farlo visitando le pagine social di Ferrarini, che in questo periodo di pandemia, come si è compreso, non è certo stato con le mani in mano. “Per il prossimo futuro ho infatti in progetto di raccogliere le mie nuove canzoni in un album, che uscirà entro la fine di quest’anno”.


Commenti

commenti