LA RIFLESSIONE – La pista ciclopedonale Borgaro-Caselle è davvero insicura?


Tante polemiche, ma si dimentica che per rendere concreto il concetto di “mobilità sostenibile” si passa attraverso queste opere.

di G. D’A.

Sgombriamo subito il campo: chi scrive è fermamente a favore della pista ciclopedonale che collega Borgaro a Caselle, anche così come è stata realizzata. Forse si poteva fare meglio, ma probabilmente sarebbero cambiati costi e tempi di costruzione. Un giudizio positivo, quindi, dettato in primis da un ragionamento che sta dalla parte parte del pedone, uso spesso quel tratto per correre, e rispetto a prima è aumentata la mia sicurezza nella sua percorrenza.

Tuttavia, quella strada la faccio di sovente anche in macchina, ma al di là di qualche accortezza, non mi pare che per chi guidi sia comparsa una pericolosità fuori dal comune. Ma questa è la mia opinione, spero condivisa da tantissime persone, pedoni e automobilisti, ma sicuramente non da tutti. Dopo l’incidente del ragazzo che si è andato a schiantare contro la ringhiera di protezione, e ancora prima del ciclista che senza rendersi conto che la pista era terminata ha impattato con violenza la cancellata finale, come sempre da facebook si sono levate le voci, a dire il vero sempre le stesse, di coloro che reputano l’opera pericolosa per chi va in auto e, di conseguenza, anche per chi la utilizza andando a piedi o in bici. Dimenticando che il limite di velocità massimo su quel tragitto è di 50 all’ora, e che avere ristretto un po’ la careggiata, e non le corsie di marcia, richiede solo una leggera attenzione in più rispetto a prima. E’ chiaro che chi affronta il “curvone” a 100 all’ora diventa un pericolo per se stesso e per chiunque.

Al di là delle solite polemiche, resta il fatto che opere del genere dovrebbero aumentare su tutto il territorio, affinchè il concetto “mobilità sostenibile”, ragione per la quale il Ministero dei Trasporti ha finanziato la realizzazione della ciclopedonale Borgaro-Caselle, da intenzione astratta diventi veramente un’abitudine di vita, in grado di diminuire gli impatti ambientali, sociali ed economici generati dai veicoli privati, favorendo in maniera pratica la diminuzione dell’inquinamento atmosferico e acustico, della congestione stradale, dell’incidentalità, del consumo di territorio e dei costi degli spostamenti.


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Giovanni D'Amelio