Bisogna cambiare il modello culturale per fermare la violenza di genere


In occasione del 25 novembre, le occasioni di riflessione sono state molteplici, da San Maurizio Canavese a Borgaro, da Caselle a Cirié, da Mappano a San Francesco al Campo. Unico il pensiero: l’amore non è possesso.

di Giada Rapa

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Un impegno per un cambiamento sociale e culturale che deve rinnovarsi ogni giorno. Perché l’amore non è possesso, gelosia o violenza di qualsiasi genere. Tanti gli aspetti toccati in occasione di questo 25 Novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, quando in Italia il numero dei femminicidi è salito a 107 dall’inizio dell’anno.

La violenza di genere non è solo un problema delle donne – Lo ha dimostrato “La Rete delle Donne” di San Maurizio Canavese, portando in piazza soprattutto gli uomini nella mattinata del 18 novembre, ma anche la Consulta per le Donne Borgarese, che il 25 novembre ha organizzato un flash mob a tappe che ha visto la partecipazione di circa duecento persone di tutte le fasce d’età. Grande adesione anche per il progetto Posto Occupato, con l’invio di molteplici foto da parte dei cittadini, borgaresi ma anche delle associazioni locali – come l’Associazione Pensionati, che ha anche organizzato una riunione con la Consulta – e dei commercianti del territorio.

La violenza di genere è un problema culturale che occorre sradicare anche partendo dai giovani – Istituti Comprensivi in prima linea in questa battaglia: a Mappano le classi 3e della Secondaria sono scesi in piazza don Amerano venerdì 24 novembre, per riflettere e promuovere un vero e proprio cambiamento. Nella stessa giornata gli alunni della Scuola “Levi” di Borgaro hanno inaugurato il murales realizzato all’interno dell’edificio: figure stilizzate di donne rappresentanti Samantha Cristoforetti, Carla Fracci, Hedy Lamar, Bebe Vio e Frida Khalo, ma anche quelle donne senza volto che non hanno potuto proseguire la propria esistenza poiché uccise prematuramente. Studenti protagonisti anche nella Camminata Consapevole organizzata dal Comune di Ciriè in collaborazione con l’associazione “Le Radici del Coraggio” sabato 25 novembre. A conclusione della manifestazione si è svolto l’evento “Contro la violenza sulle donne rompiamo i luoghi comuni”, realizzato dai volontari della Croce Rossa ItalianaComitato di Fiano: un’esposizione di piatti decorati con espressioni spesso utilizzate per minimizzare episodi di cronaca legati alla violenza sulle donne, oltre a frasi sovente pronunciate dai maltrattanti per motivare i comportamenti violenti. Di cambiamento culturale si è anche parlato a Caselle, con la presentazione del libro “Il Rubacuori” di Maria Loretta Tordini: un racconto romanzato sulla vita di Gesù, e sul vero messaggio d’amore di cui si è fatto portatore, che ha portato a spunti di riflessione sul rispetto di se stessi e sul fenomeno della violenza in generale, di cui a volte sono vittime anche gli uomini.

Non bisogna voltarsi dall’altra parte – Come scritto dal Comune di San Francesco al Campo sulla propria pagina Facebook, “la violenza di genere è una responsabilità della collettività. Per contrastarla è necessario conoscere e riconoscere i modi in cui si manifesta, i segnali di aiuto, i numeri di emergenza e le realtà a sostegno delle donne vittime di violenza. Non spetta solo a chi subisce denunciare i soprusi, ma a chiunque ne sia testimone”. Allegata al post anche l’immagine del gesto antiviolenza che può essere fatto in caso di difficoltà e che recentemente ha salvato una giovane da un’aggressione sessuale.

Riconoscere i segnali della volenza e riuscire a difendersi – Aspetti legali e psicologici legati al fenomeno della violenza sulle donne sono stati approfonditi nel pomeriggio del 25 novembre presso la Sala CEM di Caselle nel corso della conferenza “Dalla Parte delle Donne”, che ha visto la presenza del Comandante della Stazione dei Carabinieri, Luogotenente Fabio Fornaiolo, del Comandante della Polizia Municipale Alessandro Teppa e degli psicologi e psicoterapeuti Andrea Palladino e Enrico Favaro. Subito dopo si è svolta una lezione pratica di difesa personale, tenuta dall’associazione BSS Italia, per imparare a reagire in caso di aggressione e non farsi prendere dal panico, anche se l’imperativo è sempre quello della sicurezza personale.

Non Sei Sola: chiama il 1522 – E se ci si trova in un contesto di violenza, ricordiamo che il numero da contattare è il 1522. Non bisogna mai arrendersi alle presunte imposizioni della società, proprio come ha insegnato Franca Viola, la cui figura è stata protagonista di uno spettacolo andato in scena a Caselle grazie all’associazione “Libere Gabbie”. Franca Viola, infatti, è stata la prima donna in Italia a rifiutare la pratica del matrimonio riparatore, diventando così simbolo di emancipazione e di crescita civile del secondo dopoguerra.


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