LA RIFLESSIONE – L’Italia non è un Paese per onesti?


Venerdì 17 febbraio, si è svolto a Caselle un incontro informativo promosso dall’associazione Legalità Organizzata sul tema delle infiltrazioni mafiose nel mondo del lavoro. Diversi gli interventi, tra cui quello dell’architetto Mauro Esposito e dell’imprenditore Pino Masciari.

di Alessia Sette

Caselle – Una serata per discutere dello spinoso problema che a livello nazionale riguarda le vessazioni che gli imprenditori spesso subiscono per mano delle organizzazioni criminali, e che travolgono e stravolgono la loro vita e quella dei propri familiari, e di come gli effetti di questi comportamenti si infiltrino nel tessuto sociale, politico, amministrativo e lavorativo cambiandone le regole. “Questo non un Pese per onesti”, l’incontro organizzato a Caselle dall’associazione Legalità Organizzata in una gremita sala Fratelli Cervi, ha avuto come nucleo centrale la storia di due imprenditori, Mauro Esposito e Pino Masciari, che hanno avuto il coraggio e la forza di dire basta. Il primo, architetto casellese e testimone di giustizia al processo San Michele relativo alle infiltrazione della ‘ndrangheta nei cantieri della Val di Susa, il secondo, Masciari, imprenditore calabrese e testimone di giustizia che da anni si batte per denunciare il fenomeno corruttivo che dilaga in Italia. All’evento hanno partecipato anche il deputato Davide Mattiello, il senatore Stefano Esposito, la deputata Francesca Bonomo e il consigliere regionale del Piemonte Antonio Ferrentino, oltre all’avvocato Valentina Sandroni. Il dibattito è stato moderato dall’avvocato Roberto Catani, Presidente di Legalità Organizzata, associazione che ha come fine sensibilizzare e informare i cittadini per far comprendere quanto sia importante lottare per l’onestà, testimoniando la legalità.

“La nostra vita è intrecciata a quella dei due imprenditori – ha sostenuto Mattiello – e sostenerli è un dovere istituzionale e morale. Ci tengo a fare una considerazione soltanto: capire se mettere un punto interrogativo o esclamativo alla frase “Questo è un paese per onesti”. In questo Paese chi non si fa i fatti propri fa una brutta fine, non solo con la morte perché si può morire in altri modi, attraverso la spersonalizzazione e la marginalizzazione. Di una cosa sono certo – ha sottolineato il parlamentare – l’unione fa la forza e l’obiettivo è far prevalere la giustizia sull’ingiustizia. Noi non ci siamo arresi! Quest’anno celebriamo i 25 anni dalle stragi di Palermo e noi siamo ancora qui a fare memoria di quei fatti, per trovare le piena luce su quelle storie che accadono tutti i giorni, dove l’unica arma è essere tenaci e resistenti”.

Mauro Esposito

Mauro Esposito ha raccontato e spiegato la sua vicenda iniziata nel 2006, durante la quale, oltre ai danni economici, ha subito danni morali “Ho imparato a capire che le parole che usavano erano preoccupanti, il ‘noi’ e il ‘giù’, ripetuti facevano tremare dalla paura. Sono arrivate minacce a me, alla mia famiglia. Ora risulto essere il vincitore del processo, ma ho bisogno di essere sostenuto e aiutato perché dopo essermi trovato nel pieno di un contesto mafioso, e dopo aver combattuto duramente, per questioni legali e burocratiche a causa di mancati pagamenti rischio di perdere l’azienda per mano della pubblica amministrazione”. La terribile vicenda di Esposito è stata seguita dall’avvocato Valentina Sandroni “In casi come questi ci si relaziona con persone che hanno esperienze difficili e hanno necessità non solo di essere difese in termini di codici e leggi, ma aiutate da chi ha strumenti adeguati e sappia andare oltre, per creare un percorso di sostegno. Il nostro è stato un cammino fatto con diverse associazioni ed enti, un lavoro di squadra per aiutare chi era sull’orlo di un precipizio. Costituirsi parte civile in queste vicende è il primo passo per salvarsi e vincere la lotta contro l’illegalità”.

“Spesso le istituzioni sono deboli, cieche e sorde – ha raccontato nel suo intervento Pino Masciari – anche in momenti come questi attuali dove la realtà dell’infiltrazione mafiosa è sempre più dilagante. Oggi, in alcune zone del Paese, l’ndrangheta è molto più affascinante per i giovani, è più credibile dello Stato come datore di lavoro, perché la mafia dà lavoro. Professare l’illegalità è diventato normale, e dell’onestà ormai si ha paura. Si tende ad allontanarla, ma noi non possiamo chiudere gli occhi, l’Italia è nostra e denunciare restituisce dignità allo Stato”. Anche Masciari durante la serata ha raccontato la sua storia, di come e quanto sia stato difficile combattere per l’onestà e denunciare la criminalità, di come sia stato complicato fare una vita con identità segreta, crescere i figli lontani dalla terra d’origine e dagli affetti, fuggire nella notte per salvarsi la vita trasferendosi altrove, facendo condannare 42 persone.

Una serata che ha coinvolto in maniera straordinaria tutte le persone che vi hanno partecipato, un modo per diventare testimoni di quella forza che genera la lotta contro l’illegalità.


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Giovanni D'Amelio