A Caselle due eventi in occasione della Giornata della Memoria


In Sala Cervi, oggi venerdì 24 gennaio, va in scena lo spettacolo teatrale “Se questo è un Uomo”, trasposizione dell’opera di Primo Levi. Lunedì 27, invece, è in programma un incontro con Marisa Errico Cantone, autrice del libro “Non avevo la Stella”, testimonianza di una bambina deportata per errore.

di Giada Rapa

In occasione della Giornata della Memoria, la città dell’aeroporto organizza due appuntamenti dall’indiscusso impatto riflessivo. Il primo è promosso dall’ANPI Caselle-Mappano, Sezione “Santina Gregoris” per stasera, venerdì 24 gennaio a partire dalle ore 20.45, con “Se Questo è un Uomo”, uno spettacolo teatrale musicale e narrativo sul drammatico periodo storico dei rastrellamenti e internamenti nei lager. “Centinaia di uomini, donne -casalinghe, dottori, cantanti, politici, prostitute, omosessuali- raggiunsero forzatamente enormi cancelli di ferro: tra insulti, urla, latrati di cani e percosse. Erano di diversa estrazione: nazionalità, credo religioso, credo politico. Tra i più vi erano gli ebrei. Poi zingari, esponenti della Resistenza -negli ultimi anni del Reich- nemici politici veri o presunti tali, disabili. Dovettero sopportare privazioni, efferatezze, lavori forzati, esperimenti medici. Lo spettacolo che andremo a presentare non è recitato, ma narrato, proprio come se fossero quegli internati a raccontare. Memorie autentiche, nulla è stato inventato. Auspichiamo che quello che ascolterete, sia per tutti una profonda riflessione di quanto l’umanità non debba più rivivere e/o subire. I tempi lo vogliono e lo reclamano: Restiamo Umani!” spiega la Presidente dell’ANPI Giusy Chieregatti. La serata sarà anche l’occasione per rinnovare il tesseramento o per le nuove adesioni per l’anno 2020.

Per il 27 gennaio, invece, sempre alle 20.45 l’associazione AEGIS propone la storia, toccante e a tratti incredibile, della scrittrice Marisa Errico Catone, autrice dell’opera “Non avevo la Stella”, che racconterà la sua vicenda via Skype. Catone, che oggi vive a Roma e ha insegnato italiano e storia per 40 anni, ne aveva soltanto 8 quando è stata travolta dal dramma della Seconda Guerra Mondiale. Di padre napoletano e madre boema, sarà proprio il cognome di sua madre –Ilse Worfel– a far deportare la famiglia. Le SS, infatti, credono erroneamente che sua madre sia la figlia di un famoso scrittore dell’epoca boemo di religione ebraica. Marisa nel suo libro, che ha la prefazione di Aldo Cazzullo, racconta le vicissitudini della sopravvivenza nei campi cechi occupati dal III Reich, il lavoro forzato e finalmente il rientro in Italia con mezzi di fortuna, dopo la Liberazione. Il tutto narrato e visto con gli occhi di una bambina, che voleva anche lei quella stella gialla cucita sul vestito come gli altri bambini ebrei del lager.


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