Caselle: “Non Avevo la Stella”, la storia di Marisa Errico Catone


Costretta alla vita dei campi di concentramento per una dieresi sul cognome della madre, la donna ha racconta via Skype la sua storia per ricordare non solo gli ebrei, ma anche gli “altri”. 

di Giada Rapa 

Una vicenda particolare, definita “kafkiana” dalla sua stessa protagonista.  Una storia che inizia a causa di una dieresi, che porta a confondere un cognome slovacco con un cognome ebraico. E che cambia totalmente la vita di una mamma, un papà e una bambina di 8 anni. Quella bambina, Marisa Errico Catone, oggi di anni ne ha quasi 85 e ha riportato la sua esperienza nero su bianco, nel libro “Non avevo la Stella”. Perché Marisa, all’interno dei diversi campi di concentramento in cui è stata reclusa con i genitori non ha mai avuto la stella -o un altro simbolo che indicasse la sua condizione- né il pigiama a righe, bensì una mantellina rossa.

Il racconto a tratti surreale di Marisa e della sua famiglia è stato seguito con estrema attenzione dai tanti cittadini, che lunedì 27 gennaio si sono recati in Sala Cervi ad ascoltare le sue parole, in collegamento via Skype, in una serata organizzata dalle associazioni Aegis e la neo-nata NonSoloContro. Una testimonianza vivida e toccante data da una persona che, ancora bambina, ha visto con i propri occhi fino a che punto si può spingere l’anima -se in questo caso di anima si può parlare- umana.

“La cosa più terribile erano le urla” ha confessato Marisa, ricordando una giovane pianista ebrea, suicidatasi dopo che i soldati le avevano spezzato quelle dita che tanto aveva cercato di proteggere durante la tortura. “Si parla tanto di Shoah -ha proseguito Marisa- molto meno dell’olocausto. In quel periodo terribile sono stati uccisi 6 milioni di ebrei, ma i morti in tutto sono stati 13 milioni. Di questi, degli altri ce ne siamo dimenticati. All’epoca nessuno voleva sapere. Io ho fatto del mio meglio affinché le cose si conoscessero. Il ricordo è prezioso”. Durante il racconto sono anche stati ricordati aneddoti più allegri, con protagonista Bibì, una piccola scimmia fatta a maglia. “Con lei ho fatto diversi teatrini che oggi forse non farebbero ridere, ma che al momento ha divertito tanti bambini destinati alle camere a gas. Da una parte mi conforta sapere che questo giocattolo è stato dispensatore di sorrisi anche in quella situazione drammatica” ha concluso Marisa, continuando a sottolineare l’importanza di ricordare.

“Questo è uno di quei momenti in cui, forse, bisogna tacere” ha commentato l’assessora alla Cultura Enrica Santoro a seguito della testimonianza di Catone. “Basta con le parole. Dobbiamo essere esempio quotidiani. Occorre aiutare la società civile, aiutare a combattere l’indifferenza. Incominciamo a fare un primo passo, non importa se siamo in pochi”. A concludere la serata è stato Davide Vottero, Presidente di Aegis. “Gli stolti imparano dagli errori, i saggi dalla storia. Impariamo a essere saggi”.


Commenti

commenti