ANPI Caselle-Mappano Sezione “Santina Gregoris”: cinque serate per la Giornata della Memoria


Non potendo organizzare eventi in presenza, da sabato 23 a mercoledì 27 gennaio sulla pagina Facebook della sezione verranno pubblicati video di letture tratte dall’opera Il Tatuatore di Aushwitz di Heather Morris.

di Giada Rapa

È iniziato ieri, sabato 23 gennaio, un mini-ciclo di letture tratte dall’opera Il Tatuatore di Aushwitz di Heather Morris, che proseguirà fino a mercoledì 27 gennaio, Giorno della Memoria. A organizzare questa particolare serie di incontri online è l’ANPI Caselle-Mappano Sezione “Santina Gregoris”, che nonostante l’impossibilità di organizzare manifestazioni in presenza non ha voluto mancare di dare il proprio contributo a questo importante appuntamento con la storia.

“La memoria della Shoah non ricorda soltanto il popolo ebraico, ma è un fatto. Un fatto universale che riguarda tutta l’umanità e che rappresenta un’occasione di riflessione su una storia che ci riguarda da vicino. Nel Giorno della Memoria vengono commemorate le vittime del nazismo, ma vengono anche ricordate le leggi raziali italiane e tutti coloro che si opposero e aiutarono le vittime. Lo scopo non è celebrare, ma ribadire la necessità di studiare e capire il passato” ha commentato la Presidente Giusy Chieregatti. “Abbiamo cercato di non lasciare nell’oblio ciò che storicamente e umanamente non si deve cancellare. Ignorare, se non negare che sia successo, è segno di cecità pericolosa”.

Ecco quindi l’idea dei 5 appuntamenti virtuali, seguibili attraverso la pagina Facebook ANPI Caselle Sezione “Santina Gregoris” ogni sera verso le 21, nel corso dei quali verrà raccontata una storia un po’ diversa dalle altre. L’opera scelta vede infatti come protagonista una figura che generalmente non viene citata nelle narrazioni dell’olocausto: il tatuatore, colui che era incaricato di segnare il numero di matricola ai nuovi arrivati nei lager.

Il cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento non saranno più donne, saranno solo una sequenza inanimata di numeri tatuati sul braccio. Ad Auschwitz, è Lale a essere incaricato di quell’orrendo compito: proprio lui, un ebreo come loro. Giorno dopo giorno Lale lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo finché una volta alza lo sguardo, per un solo istante: è allora che incrocia due occhi che in quel mondo senza colori nascondono un intero arcobaleno. Il suo nome è Gita. Un nome che Lale non potrà più dimenticare. Perché Gita diventa la sua luce in quel buio infinito: racconta poco di lei, come se non essendoci un futuro non avesse senso nemmeno un passato, ma sono le emozioni a parlare per loro.


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