La tragedia dell’Antonov venti anni dopo: San Francesco al Campo non dimentica


La triste vicenda dello schianto del velivolo è stata ricordata con una cerimonia pubblica. Proiettato un filmato che ricostruisce il fatto che ha lasciato una ferita aperta nella comunità.

di Cristiano Cravero

2San Francesco al Campo – La cerimonia del ventennale, che si è svolta ieri presso la palestra Fratelli Peressotti, ha coinvolto le scuole, alcuni componenti del comitato 8 ottobre e amministratori comunali del presente e del passato. In prima fila, inoltre, erano presenti Giusy e Mauro, figli del coniugi Fiorenzo Martinetto e Maria Perucca, travolti dal cargo russo mentre erano intenti ad accudire il bestiame. Il momento dedicato alla memoria si è aperto con l’esibizione di alcuni allievi della sezione musicale della media Mario Costa. Quindi, la parola è passata ad Andrea Strumia, addetto stampa del Comune, che ha affermato: “La carcassa dell’aereo restò sul luogo per oltre un anno. Ogni settimana, tanta gente accorreva sul posto per vedere il relitto, un turismo macabro che è stato ripreso nella pellicola Un anno a cargolandia girato da Franco Brunetta e proiettato nel 2000 a San Francesco e San Maurizio”.

3“Siamo qui – ha aggiunto il Sindaco Sergio Colombatto – a commemorare una ferita che ha lasciato un segno indelebile nella famiglia Martinetto, na anche nella nostra comunità. In venti anni molto è stato fatto per la sicurezza degli strumenti di volo. Allora, l’aiuto prestato fu quello possibile per i tempi, quando si stava costituendo la Protezione Civile”. Il primo cittadino, però, l”8 ottobre 1996 era Adriano Coriasso. “Dopo 20 anni – ha raccontato – il fatto mi tocca ancora. Rivedendo il video sono preso da sensi di colpa ingiustificati. Durante l’anno in cui l’areo restò fermo in via Bruna, fui attaccato per il fatto che le case non si dovrebbero costruire sulla rotta aerea. Ma la cascina Martinetto era lì dai tempi di Napoleone. Per evitare che la gente si portasse via un souvenir abbiamo dovuto istituire un servizio di guardia. Anche le istituzioni nazionali dopo i primi tempi ci lasciarono soli a sbrigare questa incombenza. In quei giorni non potevo neanche piangere perché ero troppo preso a sbrigare e organizzare i soccorsi, ma ora a vent’anni di distanza rivedendo queste immagini una lacrima mi scende dal viso e mi provoca commozione”.

Ha terminato il regista Franco Brunetta. “Ringrazio i figli delle due persone decedute (insieme au due piloti dell’aereo, ndr), Giusi e Mauro, che hanno capito la finalità morale del progetto per denunciare un fenomeno di costume. Addirittura mi hanno messo a disposizione la loro casa per far cambiare gli attori. Sono grato anche all’allora Sindaco che mi ha consentito di entrare nella pancia del gigante del cielo e Andrea Strumia, consulente storico”. A termine della proiezione un momento di raccoglimento ha chiuso la cerimonia.


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Giovanni D'Amelio