L’INTERVISTA – Don Mauro: “Appendino ci aiuti a creare un patto sociale a San Salvario”


don-mauro-2TORINO – Il prete salesiano, da circa quattro anni alla guida della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo Apostoli, parla dell’impegno della sua chiesa nel quartiere. E sogna una realtà dove commercianti, residenti, giovani e anziani vivano in una comunità solidale.

di Giovanni D’Amelio

La parrocchia Santi Pietro e Paolo si estende da corso Vittorio Emanuele II a corso Marconi e da via Sacchi, lato Porta Nuova, fino al Po, per un totale, come riporta l’annuario delle diocesi torinesi, “di circa 14.600 parrocchiani“. A guidarla c’è don Mauro Mergola, il quale tra qualche settimana diventerà parroco anche della Parrocchia Sacro Cuore di Maria di via Morgari ampliando l’azione dei salesiani da corso Marconi a corso Raffaello, con altri 7 mila fedeli. “Il compito che ci attende è formare un’unica comunità cristiana impegnata al servizio del territorio per renderlo sempre più umano”.

20160909_132425Circa tre anni fa don Mauro ha aperto le porte della chiesa di via Saluzzo 26 ai frequentatori notturni del quartiere, un’iniziativa subito rinominata “Movida spirituale”, come alternativa agli eccessi offerti dal posto. Poi sono arrivati i Salotti del venerdì per parlare e coinvolgere in modo diretto i giovani e i residenti. Quella che segue è una breve discussione intavolata qualche giorno fa.

Iniziamo parlando di un argomento attuale come quello del tentativo di dialogo interreligioso. San Salvario è un laboratorio che vede convivere senza apparenti frizioni cristiani, valdesi, musulmani ed ebrei con le loro sedi sparse nel quartiere. Qual è il segreto di questa forma di amicizia? A mio parere penso che siano tre i fattori principali: la crescita della conoscenza reciproca, che non è solo di tipo culturale ma anche di condivisione sui temi della vita. Altro indice è la capacità di interagire sul territorio per migliorare la qualità dei rapporti morali, spirituali e materiali che possono essere utili a tutti. Un terzo punto è la capacità di essere un segno sul territorio in una dimensione verticale, cioè aiutare chi ci sta intorno a interrogarsi sulle domande fondamentali della vita. Le religioni, per non perdere la loro connotazione e qualità e per svolgere la loro missione non devono solo aiutare a risolvere i problemi quotidiani della gente, ma anche aiutarli a porsi le domande essenziali dell’esistenza.

san-luigiUn altro tema di attualità riguarda i richiedenti asilo che a migliaia stanno raggiungendo l’Italia. La parrocchia di San Salvario come sta rispondendo alla richiesta di accoglienza lanciata dal Papa? Noi più che accogliere profughi accogliamo immigranti. Al momento come parrocchia Santi Pietro e Paolo abbiano in carico 16 minori non accompagnati, che rappresentano la frangia più fragile di tutta l’immigrazione. Minorenni usati dalla mafia per motivi di commercio. L’obiettivo è accompagnarli alla maggiore età e renderli autonomi a livello linguistico, educativo, culturale, lavorativo e identitario per combattere e vincere facili seduzioni di natura illegale. In poche parole formare uomini.

E gli aiuti per gli italiani e tutti gli altri? L’opera parrocchiale si basa su quattro grandi settori. Quello di sostegno all’educazione, che è un impegno preventivo per dare ai giovani e alle loro famiglie, italiane ed immigrate, opportunità e capacità di orientare la propria vita in modo dignitoso per essere sempre più autonomi. A tal fine diversi sono i servizi attivi: l’educativa di strada “Spazio Anch’io”, il doposcuola, il pedibus, il pranzo in oratorio, e attività aggregative e sportive di vario genere. Il secondo ambito importante, legato alla Caritas, è l’attenzione alla povertà che minaccia la stabilità delle famiglie e delle singole persone. E ciò avviene sia attraverso l’orientamento e la formazione al lavoro e sia attraverso la distribuzione di alimenti, vestiti e farmaci, secondo quanto la parrocchia riesce a ricevere da enti e da privati. Un terzo settore importante è quello della formazione al senso della vita delle persone, sia cristiane che non cristiane, per creare maggiore coscienza di se, mentre un quarto servizio è l’accompagnamento personale per aiutare chi ha bisogno a crescere secondo le proprie esigenze.

don-mauroQual è la richiesta più impellente che ha fatto e che farebbe alla Sindaca Chiara Appendino? Noi alla Sindaca abbiamo già fatto una richiesta scritta, ovvero quella di venire a San Salvario durante un “Salotto del venerdì”, l’iniziativa che l’oratorio San Luigi organizza di sera qui sul sagrato della chiesa per incontrare i giovani e i residenti. Una richiesta che io feci ai tempi anche al Sindaco Fassino, ma che non fu mai esaudita. Ora l’abbiamo rivolta ad Appendino, ma non abbiamo avuto ancora risposta. Seconda cosa che chiediamo alla Sindaca è di aiutarci a costruire un patto sociale a San Salvario, in grado di elaborare un progetto di vita solidale tenendo conto delle richieste di tutti. Ci sono tante esigenze, dei commercianti, dei giovani, dei residenti, degli anziani, che confliggono e creano tensioni, mentre bisogna trovare un luogo istituzionale dove le persone possano confrontarsi per elaborare idee per una comunità solidale. Che vuol dire che il mio bene è un bene nella misura in cui diventa un bene per gli altri. Se non diventa un bene per gli altri non è un bene autentico.


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Giovanni D'Amelio