IL PARERE – L’interdizione e l’inabilitazione


Domenica scorsa abbiamo iniziato a parlare delle misure di protezione verso i soggetti deboli trattando dell’amministrazione di sostegno. Completiamo l’argomento con gli altri due istituti previsti dalla legge,

di Sivia Nieddu

Il Codice Civile stabilisce che i maggiorenni che si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi possono essere interdetti quando ciò sia necessario per assicurare la loro adeguata protezione. Pronunciare o meno l’interdizione è dunque una scelta lasciata alla prudente discrezionalità del giudice: presuppone la convinzione che gli interessi del soggetto debole siano meglio tutelati mediante la privazione completa della capacità di agire, rispetto a uno strumento meno invasivo come l’amministrazione di sostegno. Il Codice prevede anche l’inabilitazione, da disporre nei casi in cui l’infermità mentale non sia talmente grave da dare luogo a interdizione oppure nei confronti di coloro che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcooliche o di stupefacenti, espongono sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici o dei sordomuti e dei ciechi dalla nascita o dalla prima infanzia, se non hanno ricevuto un’educazione sufficiente.

Con l’introduzione dell’amministrazione di sostegno, però, l’importanza dell’inabilitazione è ormai marginale: vi si ricorre di rado, quasi esclusivamente per proteggere patrimoni familiari. Occorre però che l’abitudine a spese obiettivamente poco sensate e quantitativamente incongrue rispetto al patrimonio della persona sia dovuto non già a scelte consapevoli, pur nella loro dissennatezza, ma sia invece il sintomo di un’alterazione psicopatologica da cui la persona è affetta. Gli atti compiuti da una persona capace di agire, che si trova in condizioni di incapacità di intendere e di volere nel momento in cui li compie, sono annullabili se si tratta di contratti, che siano pregiudizievoli per l’incapace e che risulti la mala fede dell’altro contraente; se si tratta di altri tipi di atti, è sufficiente il pregiudizio dell’incapace. Gli alimenti (da non confondersi con il mantenimento) consistono nella prestazione dei mezzi di sostentamento necessari a una persona che ne è priva e che non è in grado di procurarseli, affinché possa condurre una vita libera e dignitosa. L’obbligazione di corrisponderli si fonda principalmente sui vincoli di solidarietà familiare, i principali obbligati sono infatti il coniuge, i parenti e gli affini, entro determinati limiti di grado.

Per saperne di più potete contattare il 339 6200867 o scrivere all’indirizzo mail: nieddu.servizigiudiziari@tim.it


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Giovanni D'Amelio