LA RIFLESSIONE – Prostituzione, meglio riaprire i bordelli o inasprire ulteriormente le pene?


Fa discutere l’appello lanciato di recente dai Sindaco di Front e poi da quello di Lombardore di cambiare la legge Merlin e ripristinare le case di tolleranza. Ma sul tema in Parlamento sostano 17 disegni di legge.

di G. D’Amelio

Nei giorni scorsi abbiamo parlato del disagio vissuto da diversi residenti di San Carlo Canavese e causato dalle prostitute in strada nelle vicinanze del centro abitato, malessere sfociato in una lettera anonima recapitata al parroco. L’ennesimo sintomo di un problema che si manifesta in zona come in tutta Italia e che divide i politici e i semplici cittadini sulle misure da adottare. Semplificando un po’ la realtà, da un lato troviamo i “proibizionisti” che invocano provvedimenti duri e risolutori e i “permessivisti” che invece invocano la riapertura delle case chiuse per legalizzare il fenomeno e riportare il decoro in strada. Senza dimenticare la mole di denaro che gira dietro le lucciole, e che potrebbe essere incamerato dallo Stato come avviene in diversi paesi europei, e del duro colpo che potrebbe essere inflitto alla criminalità organizzata che ingrassa dietro lo sfruttamento di giovani donne.

Sempre nella nostra zona del torinese, su questa diatriba è ritornato a parlare anche il Sindaco di Lombardore, Diego Maria Bili, da sempre schierato contro la prostituzione in strada e per l’abolizione della legge Merlin (che nel 1958 mise fine ai bordelli pubblici in Italia), dopo che il suo collega di Front, Andrea Perino, ha firmato un’ordinanza che prevede multe fino a 2.500 euro per chi viene sorpreso in compagnia di una squillo. Lo stesso Perino, però, ha pure proposto di destinare un vecchio edificio in disuso presente sul suo territorio per trasformarlo in un luogo di appuntamenti sessuali. Naturalmente si tratta di una provocazione, perché per riaprire i bordelli serve una legge nazionale votata dal Parlamento.

I 17 DISEGNI DI LEGGE E LE POSIZIONI DEI PARTITI – Attualmente, in Parlamento stazionano 17 proposte di legge sulla prostituzione, presentate in questi ultimi tre anni e mezzo, una prova di quanto sulla questione manchi una visione condivisa dei partiti, che spesso sono lacerati da divisioni al loro stesso interno. L’ultimo di questi disegni di legge è stato presentato lo scorso giugno a firma di Caterina Bini (PD), e mira, come alcune delle altre proposte, ad adottare una legislazione sanzionatoria nei confronti di chi compra servizi sessuali con multe fino a 10 mila euro e reclusione fino a un anno in caso di reiterazione. Sempre dal PD arriva il ddl Maturani che prevede un giro di vite su tutte quelle attività di reclutamento o induzione alla prostituzione, mentre di altro significato è la proposta Spilabotte che punta a regolamentare la prostituzione in case private. Su questa scia anche il ddl Caparini (Lega) che vieta la prostituzione all’aperto e in luoghi pubblici, ma la consente in casa “previa comunicazione al questore e iscrizione ad un registro pubblico”. L’idea di riaprire le case chiuse non dispiace neanche al Movimento 5 Stelle e al PDL (questi ultimi, tramite il ddl Cesellati, parlano di edifici con non più di 20 stanze e lontani minimo mezzo km da scuole, caserme e mezzi pubblici). Meno moralista e più fiscale è il disegno Turco (Gruppo Misto) che prevede per l’attività di prostituta l’iscrizione alle Camere di Commercio.


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Giovanni D'Amelio