IL PARERE – Problemi coniugali e separazione


Inauguriamo da questa domenica una rubrica di consigli di natura legale relativi a questioni che quotidianamente riguardano e toccano la vita di parecchi di noi. Partiamo dal classico argomento di quando la coppia scoppia.

di Silvia Nieddu

Il nostro ordinamento giuridico contempla una articolata disciplina della crisi coniugale. Da un lato, prevede il ricorso al giudice nei casi in cui i coniugi siano tra loro in disaccordo in ordine a decisioni da assumere relativamente all’indirizzo della vita familiare, oppure a scelte che riguardano figli minori; dall’altro, quando la prosecuzione della convivenza sia divenuta intollerabile, disciplina la separazione, che comporta l’attenuazione di determinati obblighi derivanti dal vincolo; infine, quando il conflitto appaia insanabile e la comunione di vita sia venuta meno, regola lo scioglimento del matrimonio. La separazione legale può essere giudiziale o consensuale, a seconda che sia frutto di una sentenza o di un accordo spontaneo tra i coniugi. Su quest’ultima il giudice esercita un controllo di legalità sugli accordi presi ed ha il potere di rifiutare l’omologazione quando le decisioni in ordine all’affidamento ed al mantenimento dei figli siano in contrasto con l’interesse di questi ultimi.

La separazione giudiziale ha subito, con la riforma del 1975, profonde modificazioni; nel precedente sistema la pronuncia era fondata sulla colpa, riconducibile in generale alla violazione dei doveri derivanti dal matrimonio. Oggi la separazione giudiziale può essere chiesta quando si verifichino, anche indipendentemente dalla volontà di uno dei coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. I doveri di assistenza e di collaborazione hanno un contenuto molto ampio: richiamano i valori di aiuto, sostegno e protezione reciproca. Tra le violazioni di questi obblighi rientrano anche il comportamenti ingiuriosi e violenti.

La separazione di fatto che fa riferimento alle ipotesi in cui all’origine della decisione di vivere separati vi sia un accordo dei coniugi di porre fine alla convivenza, senza che questo sia sottoposto al controllo del giudice per l’omologazione. Dopo la sentenza o il decreto di omologa, i coniugi sono legalmente separati, per cui si deve parlare di “coniuge legalmente separato” e non ancora ex-coniugi.

Per saperne di più potete contattare il 339 6200867 o scrivere all’indirizzo mail: nieddu.servizigiudiziari@tim.it


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Giovanni D'Amelio