E se il coronavirus arrivasse nella nostra zona?


E’ passata una settimana strana, in parte surreale, per certi versi comica, ma anche paradossale, che dovrebbe indurre ognuno di noi a delle riflessioni personali.

di G. D’Amelio

L’Italia intera vuole tornare alla normalità. Questo è il pensiero che sembra si stia man mano diffondendo in ogni luogo della penisola più o meno colpito dalle restrizioni ministeriali e regionali in tema di contenimento della diffusione del Covid19. Un atteggiamento giusto, dopo che si è e si sta ancora facendo tanto allarmismo, ma è anche giusto tenere la barra dritta affinché il contagio da coronavirus non dilaghi in pandemia. Però, con equilibrio e sangue freddo. Noi tutti abbiamo passato una settimana strana, in parte surreale, per certi versi comica, ma anche paradossale che dovrebbe indurre ognuno di noi a delle riflessioni personali e collettive.

Comportamenti irrazionali e immotivati, e soprattutto con tanti soloni, in tv, sui social, ma pure nelle nostre strade, a dire la loro con la presunzione di far capire agli altri concetti e ragionamenti senza ne capo ne coda a livello scientifico. E questo, nella maggior parte dei casi, in situazioni sanitarie che non registrano nessun caso di malattia da covid19. Tuttavia in questi giorni un pensiero avrà sfiorato parecchi di noi: ma se, nella nostra zona dove viviamo o lavoriamo, serpeggia oggi la paura in un contesto di non emergenza, cosa potrebbe accadere se cominciassero a verificarsi casi conclamati di coronavirus?

Non oso immaginare, ma basta vedere ciò che accade nelle zone rosse della Lombardia e del Veneto per capire che la psicologia delle grandi masse è talmente imprevedibile quando messa a dura prova e sottopressione, che si arriva a dubitare uno dell’altro e i nostri vicini diventano il pericolo.

Da domani riaprono, piscine, sale, teatri, e da mercoledì nuovamente le scuole, perché è forte, come scrivevo all’inizio, la voglia di un ritorno alla routine quotidiana, alla voglia di stringersi la mano senza timore. Dopotutto la diffidenza rende tristi, diceva il grande Totò.


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Giovanni D'Amelio