Organizzato dall’associazione culturale “La Forgia”, l’evento ha focalizzato l’attenzione sull’excursus storico che ha portato al trasferimento della capitale italiana da Torino a Firenze.

di Giada Rapa
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Giovedì 29 maggio, presso Sala Cervi, l’associazione culturale piemontese La Forgia guidata da Giovanni Verderone ha promosso una serata su una parte di storia che forse si sta andando un po’ a dimenticare: l’eccidio tenutosi in piazza San Carlo durante le manifestazioni di protesta contro il trasferimento della capitale del Regno d’Italia da Torino a Firenze. A tratteggiare gli eventi che hanno portato al tragico epilogo avvenuto tra il 21 e il 22 settembre 1864, è stato lo storico Davide Aimonetto, che nella sua introduzione Verderone ha definito come una vera e propria “enciclopedia vivente sulla storia e la cultura, in particolare quella piemontese”.
Nel marzo 1861, Torino è diventata la prima capitale del neonato Regno d’Italia. Tuttavia, già nel 1864 il governo, guidato da Marco Minghetti, firmò la Convenzione di Settembre con la Francia di Napoleone III, stabilendo il trasferimento della capitale a Firenze come prova della rinuncia italiana su Roma. La notizia, diffusa dalla Gazzetta di Torino, provocò grande indignazione tra i cittadini, che il 21 settembre 1864 scesero in piazza per chiedere spiegazioni. La protesta, inizialmente pacifica, degenerò rapidamente con l’intervento di provocatori che alimentarono il caos. Un singolo sparo – di origine incerta – scatenò la reazione del Regio Esercito, che aprì il fuoco sulla folla. Il 22 settembre, una nuova manifestazione in Piazza San Carlo fu repressa con una violenza ancora maggiore: carabinieri e fanteria spararono indiscriminatamente sui civili, provocando almeno 52 morti e centinaia di feriti, tra cui donne e bambini. Alcuni militari furono colpiti da “fuoco amico”, segno del disordine e della brutalità della repressione. Nonostante l’indignazione popolare, il governo tentò di insabbiare l’accaduto. Nessuno fu ritenuto responsabile, e molti documenti ufficiali sparirono dagli archivi. Il trasferimento della capitale nel marzo 1865, inoltre, causò il crollo economico e sociale di Torino, privata di ministeri e ambasciate, ma la città seppe reinventarsi: la fondazione della FIAT nel 1899 segnò l’inizio di una nuova era industriale, trasformando il capoluogo piemotese in una capitale tecnologica e produttiva.
Come ricordato dallo stesso Aimonetto, “la memoria di quell’evento resta fragile, spesso dimenticata o strumentalizzata”, tanto che solo nel 1999 è stata apposta una lapide in piazza San Carlo per ricordare le vittime della strage. L’incontro organizzato da “La Forgia” ha quindi avuto il merito di riportare alla luce una pagina oscura della storia italiana, stimolando la riflessione su Torino, il suo passato e la sua capacità di riscatto.

